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Top3 | Novembre 2017

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Nuovo format di Stories targata ninesquared. Ogni mese potrete votare l'MVP assoluto, il miglior giovane e la miglior sorpresa della SuperLega Italiana di Pallavolo. La Crew di ninesquared vi porterà a conoscere meglio questi tre campioni, andando ad incontrarli di persona.

Ecco la ninesquared Top3 di novembre 2017

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OSMANY JUANTORENA - MVP ASSOLUTO

“Hasta la victoria siempre” è uno slogan che riporta subito a Cuba, alla terra cubana. Sempre, fino alla vittoria, è anche la filosofia di vita di Osmany Juantorena Portuondo… e come pensate abbia chiamato sua figlia? Victoria.

 

In una notte d’estate del 1985 nasce a Santiago de Cuba Osmany Juantorena. Juantorena, cognome importante nella Cuba degli anni novanta, Osmany è infatti il nipote de “el caballo”, Alberto Juantorena, due volte oro olimpico nei 400 e 800 metri alle olimpiadi di Montrèal del 1976.

 

La Cuba pallavolistica degli anni novanta è la Cuba che arriva in finale mondiale (perdendola poi proprio contro l’Italia della “generazione di fenomeni”), è la cuba del diablo Despaigne capace di annullare con suoi punti ben otto match ball: impossibile non giocare a pallavolo.

 

Al giorno d’oggi molti ragazzini alla tenera età di dodici anni devono ancora avvicinarsi alla pallavolo, Osmany no, Osmany a dodici anni è già nella massima serie cubana a difendere i colori della squadra della sua città, l’Orientales de Santiago. Entra in questi anni anche nelle selezioni giovanili della nazionale e qui confessa l’aneddoto delle scarpe: “a noi juniores davano 2 paia di scarpe all’anno, e queste non proprio a tutti, solo ai migliori, gli altri dovevano comprarsele. Alla nazionale seniores , invece, ogni volta che si andava all’estero aveva un paio di scarpe nuove. Alain Roca aveva il mio stesso numero di scarpe così mi sono fatto coraggio e gli ho chiesto di poter avere le sue scarpe vecchie. Non mi vergogno e non mi dimenticherò mai da dove sono venuto, le mie origini non vanno negate pensando a dove sono arrivato ora. Nel mio presente c’è indubbiamente il mio passato.

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A 19 anni il grande salto anche aiutato “dall’amicizia” tra il governo cubano e quello russo: si vola a Barshkortostana Ufa. Dopo due anni la grande sorpresa: risulta positivo ad un controllo antidoping e di conseguenza riceve due anni di stop.

 

A Trento al  general manager Cormio viene in mente un’ idea folle: “lo portiamo qui, lo facciamo allenare e poi chissà a squalifica scaduta…”; un veggente! Osmany nel 2009 gioca la sua prima partita ufficiale: due scudetti, tre Coppa Italia, una Supercoppa, due Champions League e quattro Mondiali per Club. A Trento lega tantissimo con il palleggiatore Raphael, da qui prende avvio la “pallinha” la loro palla personalizzata, una palla velocissima. Spirito giocoso dell’America Latina e al contempo il forte agonismo nasce fra loro un rapporto unico.

 

Ha un forte senso del lavoro, è molto professionale ma attenzione, dà assoluta importanza anche al riposo. Il giorno di riposo è funzionale al lavoro ed anche il riposo diventa, nella sua concezione, un giorno di lavoro. Indispensabile e necessario.

 

Nel 2013 abbandona Trento: è pur vero che qui a Trento, città che lui considera la sua casa, ha la sua vera casa . Due stagioni in Turchia, all’Halbank Ankara e poi il ritorno in Italia: Lube Civitanova. Osmany ritrova l’Italia in tutti i sensi perché diventa cittadino italiano e indossa anche la canotta azzurra della nazionale e con essa sfiora il suo sogno: la medaglia olimpica a Rio 2016 cedendo solamente in finale contro i quotati brasiliani.

 

Nel luglio di quest’anno ha sposato Glenda, sua ragazza da quando aveva 17 anni : i due nel 2013 hanno dato alla luce Victoria. Victoria nome che è sempre nelle corde di Osmany.

 

81 PUNTI: 68 ATTACCHI VINCENTI, 7 ACE, 6 MURI. 13,5 PUNTI DI MEDIA A PARTITA, 58,6% IN ATTACCO

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ALBERTO POLO - MIGLIORE GIOVANE

Nasce in una città tra i monti al confine tra Veneto e Trentino nel settembre 1995: Bassano del Grappa è la città, Alberto Polo il suo nome.

 

Come più della metà dei ragazzini il primo sport in cui si cimenta è il calcio ma l’avventura finisce presto nonostante affermi che qualche goal lo abbia anche segnato. Il primo incontro con la pallavolo lo ha a 14 anni, aiutato dalla passione che ha Bassano per questo sport. Un Trofeo delle Regioni giocato e vinto con il suo Veneto fanno mettere gli occhi su di lui dai dirigenti della Trentino Volley. La chiamata non attende ad arrivare., non si fa proprio aspettare.Alberto non ci pensa due volte, sale in macchina e percorre subito i 90 Km di Valsugana che lo separano dalla sua nuova avventura.

 

Con la Trentino Volley gioca due stagioni e vince uno scudetto giovanile. Una squadra di futuri campioni quella Trentino Volley Under 19 con Giannelli al palleggio, Galassi (ora alla Revivre Milano), Tiziano Mazzone (Ravenna), Cavuto (Trentino Volley) e De Angelis (Latina). Non nega Alberto di voler un giorno provare a ricomporre quel mitico sestetto in una squadra di Superlega.

 

 

 

ninesquared alberto poloLa porta per la prima esperienza in un campionato professionistico gliela apre una formazione marchigiana che con i giovani ci sa particolarmente fare: Potenza Picena in A2. È un’annata trionfale, perdono sì la finale di Coppa Italia ma ottengono la promozione in A1 con una squadra di “ragazzini”.Alberto si aggiudica il premio di miglior under 23 del campionato. Il nostro protagonista non ha fretta, non vuole commettere l’errore di fare il passo più grande della gamba. Rifiuta offerte economicamente maggiori e firma per Ravenna. Scelta azzeccata visto che riesce a ritagliarsi un importante spazio. L’anno successivo si parte, si va al “caldo” di Molfetta ed forse ancor più al calore dei suoi tifosi. In terra pugliese il centrale veneto gioca alla grande e complice il suo carattere molto socievole non fatica a diventare il beniamino dei propri tifosi. Stagione al top chiusa con 211 punti in 30 gare (26 ace e 64 muri). Dopo due anni al mare è tempo di tornare nel suo Veneto: Kioene Padova bussa alla porta.

 

 

 

 

Non è scaramantico ma crede molto nell’oroscopo a tal punto che ed ogni mattina praticamente appena sveglio lo cerca per leggerlo. Nonostante la sua terra natale sia fra i monti a cui ritorna sempre volentieri, adora il mare e viaggiare e non nega che gli piacerebbe provare un’esperienza all’estero prima o poi. È un fanatico di MMA e come idolo ha proprio combattente McGregor.

 

Non ha ancora trovato la sua anima gemella, non gli dispiacerebbe ma non ha fretta, non è un problema. Non ha tatuaggi, anche se il suo idolo sportivo Conor McGregor, atleta irlandese di MMA, ha il culto dei tatoo. Nel suo tempo libero segue molto le arti marziali miste oltre al Basket Nba. Nonostante la sua stazza fisica sia gracile, minuta ( chiaramente non si parla dei suoi 202 di altezza ) è un grande mangione, adora la pizza ma non è un grande cuoco. Non ha sogni nei cassetti ma tanti obiettivi; piccoli al momento ma necessari per raggiungere un grande obiettivo: è convinto dell’importanza di saper godere di ogni piccolo traguardo, di ogni piccolo successo. Perché piccolo dopo piccolo , unendo i piccoli si arriva al grande. Come quasi i suoi 202 cm di altezza.

 

Non ha fretta Alberto, step by step, passo dopo passo.

Il passo che ha fatto in questo novembre intanto gli vale il riconoscimento di Miglior Giovane ninesquared.

 

42 PUNTI: 24 ATTACCHI VINCENTI, 4 ACE, 14 MURI. 8,4 PUNTI DI MEDIA A PARTITA, 51,1% IN ATTACCO

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ERIK SHOJI - MIGLIORE SORPRESA

Figlio d’arte. Nato e cresciuto ad Honolulu, in terra hawaiana, costumi con i fiori e ghirlande in testa penseremo noi. Il padre Dave è l’attuale allenatore della squadra di pallavolo femminile della University of Hawaii at Manoa, mentre la madre Mary è una ex giocatrice di pallacanestro sempre nel la medesima università. Più piccolo di tre figli nati da Dave e Mary: la primogenita Cobey è direttrice delle operazioni per la squadra di pallavolo femminile della Stanford University, mentre il secondogenito, Kawika è un pallavolista professionista. La vita sua e di suo fratello vanno molto in simbiosi: hanno spesso e molto volentieri giocato nella stessa squadra da Stanford University passando per Berlino per finire in Russia al Novosibirsk oltre che con la maglia della nazionale statunitense. Curriculum niente male per la famiglia Shoji ma noi ci concentreremo sul piccolino di famiglia: Erik.

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Con un padre allenatore si sa già che la prima palla che ti metterà in mano da bambino sarà quella da pallavolo e proprio così è andata anche per Erik. Niente surf, niente nuoto e niente canzoni: solo la pallavolo. Il ragazzo brucia le tappe, ma non può che essere così toccando la palla a spicchi da quando si è nella culla. A 16 anni è già in giro per il mondo a difendere la maglia della propria nazione e partecipa subito ad un campionato nordamericano ed un mondiale nel quale vincerà poi il titolo di miglior libero. Non ha dubbi successivamente sulla scelta universitaria spronato dal fratello e dalla sorella maggiore: si va a Stanford University.E’ l’università americana per eccellenza anche in ambito sportivo: basti pensare che nelle Olimpiadi 2008 di Pechino gli atleti provenienti da Stanford hanno vinto ben 25 medaglie. Ma torniamo al nostro Erik il quale sempre negli anni universitari precisamente nel 2010 vince il titolo del college ed il suo allenatore John Costy, lo definisce tutt’ora il "miglior libero nella storia della pallavolo universitaria".

 

Siamo nell’estate 2012 quando gli squilla il telefono. È il primo contratto da professionista che chiama: Mitteldeutschland, Germania. Il freddo tedesco non lo preoccupa ed Erik riesce a scaldare ed esaltare anche i suoi tifosi con le sue difese: una splendida stagione terminata con la ciliegina sulla torta, prima convocazione in nazionale maggiore. Nella stagione seguente si cambia nazione ma non lingua: Austria, Hypo Tirol Innsbruck. Con la formazione austriaca vince tutto: campionato e coppa nazionale. Erik è sempre più famoso, gli occhi di osservatori dalla Germania aumentano sempre più e giorno dopo giorno si parla sempre più di lui. Berlino ha come allenatore un italiano: Roberto Serniotti e ad al palleggio tale Kawika Shoji. Sì, suo fratello. Erik non sta più nella pelle al pensiero di poter giocare nuovamente con il fratello e firma. Ifratelli Shoji portano la formazione tedesca ad un’annata epica, vincendo il "triplete": Coppa CEV (primo trofeo europeo nella storia del club), il campionato tedesco e la coppa di Germania. La vita dello sportivo è in costante viaggio e così è anche quella di Erik perché in seguito a così tanti successi non tardano ad arrivare chiamate da club di campionati più prestigiosi: si vola in Russia sempre con il fratello, alla Lokomotiv Novosibirsk.

 

 

 

 

 

 

Da quest’anno Erik difende i palloni nel campo della Top Volley Latina nella Superlega italiana. Dalle onde hawaiane di Honolulu ai più tranquilli lidi pontini, passando per le fredde temperature siberiane di Novosibirsk.

 

Aloah Erik, libero si, ma di sorprenderci.

 

6 ACE DIRETTI SUBITI, 74% DI POSITIVITA’ IN RICEZIONE, 41,6% DI PERFETTE.

 

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Un ringraziamento per l'articolo al membro della Crew Davide Iiriti

Instagram: @dado_4i
Facebook: Davide Iiriti
Twitter: @davideiiriti

 

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